Non ricorda bene la zia, Contessa Matilde di Montespertoli, a parte il fatto che è una collezionista d'arte, vive in Toscana e da giovane faceva l'attrice teatrale.
L'appuntamento è per l'ora di cena del 5 Novembre, ma la Toscana può essere un labirinto di colline. Sofia si perde più di una volta e riesce a raggiungere la villa della zia, un'enorme complesso neogotico, solo alle 4.00 di mattina.
La porta è chiusa. Sofia risuona.
“Speriamo che non sia troppo tardi. Il sole quasi spunta.”
Solo dopo quasi due minuti, una luce si accende e la porta viene aperta dal maggiordomo, un uomo di circa sessant’anni, alto e robusto, con due sopracciglia folte il volto segnato da rughe come se fosse di carta.
Si inchina, con un libro sotto braccio, in un meccanismo poco oliato.
“Ben arrivata Mademoiselle. Pensavamo non venisse più. Ha fatto buon viaggio.”
“Ottimo, grazie. Mi spiace molto, ma ho avuto qualche problema a trovare la villa.”
“La contessa adora l’isolamento. Come saprà ha bisogno di pace e tranquillità. Mi segua ora, faccia piano o sveglierà gli ospiti. la sua camera è pronta.”
“Ospiti?”
“Sono arrivati ieri, amici della Contessa. Domani li incontrerà di certo.”
Il maggiordomo fa largo a Sofia. Dopo un lungo giro, passando per scale infinite, Sofia raggiunge la sua camera, al primo piano della villa. Sfinita si butta sul letto, ma invece del cuscino, finisce col naso conficcato in una busta.
Cara Sofia,
Mi hanno comunicato ora che mi raggiungerai solo in tarda serata. Non sarò sveglia, come sai la mia malattia non mi da tregua e non permette veglie. Troverai nella tua stanza uno scrigno che era già in questa casa quando mi trasferii. Per te non sarà un problema aprirlo ma per altri sì, poichè non sei l'unica ospite nella villa, e molti presto cambieranno i loro sentimenti nei miei confronti.
Domani ti spiegherò meglio tutto.
La tua zia che non vede l’ora di riabbracciarti,

La curiosità di Sofia è più forte della stanchezza. Accende la candela che trova sul suo comodino e osserva lo scrigno.
"Che strane figure" pensa, mentre si cava di tasca una mela (sarà troppo tardi per chiedere una zuppa in cucina?)
Al centro dello scrigno c’è un lucchetto a rotelle, sul quale appaiono però solo colori.
Sotto il lucchetto Sofia riesce a decifrare solo la scritta:
“Amos 9,7”
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